domenica 28 settembre 2014

CORTE UE, IL DIRITTO ALL’ABITAZIONE VA TUTELATO


CORTE UE, IL DIRITTO ALL’ABITAZIONE VA TUTELATO
Se il consumatore ha firmato clausole abusive, il giudice può bloccare la finanziaria che mette all’asta la casa
Il diritto all’abitazione è un diritto fondamentale dei cittadini europei, e il giudice nazionale deve tenerne conto nella tutela dei consumatori contro le clausole abusive contenute nei contratti stipulati con i professionisti. Di conseguenza, secondo la Corte di Giustizie Ue (nella causa C-34/13), il giudice può bloccare in via provvisoria la finanziaria che mette all’asta la casa familiare del consumatore, se rileva che nel contratto di credito al consumo concluso tra le parti sono contenute clausole abusive.

La Corte ha preso in esame il caso di una consumatrice polacca che aveva concluso un contratto di credito al consumo con una finanziaria, ipotecando, a garanzia del credito, la sua casa di famiglia. In seguito, la consumatrice aveva presentato ricorso contro la finanziaria per l’annullamento del contratto di credito al consumo e del contratto costitutivo della garanzia, a causa del carattere abusivo di alcune clausole contrattuali.

I giudici comunitari hanno ricordato che le clausole abusive (come quella, particolarmente gravosa per il consumatore e vantaggiosa per il professionista, che prevede l’esecuzione stragiudiziale sul bene immobile – prima casa – dato in garanzia del credito), sono vietate dalla normativa europea (Direttiva 93/13/CEE), e che gli Stati membri, a tutela dei consumatori, sono tenuti ad adottare meccanismi adeguati ed efficaci per farne cessare l’applicazione. Inoltre, bisogna prestare particolare attenzione nel caso in cui il bene gravato dal diritto reale di garanzia sia l’immobile che costituisce l’abitazione della famiglia del consumatore, dal momento che il diritto all’abitazione è intangibile ed è garantito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

In conclusione, in presenza di clausole abusive nel contratto, il diritto all’abitazione prevale, e il giudice può imporre uno stop alla finanziaria che abbia messo all’asta la casa familiare del consumatore.

GRATUITO PATROCINIO, NUOVI LIMITI DI REDDITO


GRATUITO PATROCINIO, NUOVI LIMITI DI REDDITO
Aumenta il limite di reddito per poter beneficiare del patrocinio a spese dello Stato
E’ stato pubblicato, in Gazzetta Ufficiale del 23 luglio scorso, il nuovo limite di reddito per poter essere ammessi al patrocinio gratuito a spese dello Stato.

Il gratuito patrocinio è un istituto giuridico che consente alle persone non abbienti, cioè a chi è privo di un reddito minimo, di poter beneficiare dell’assistenza legale gratuita in giudizio, senza necessità di pagare le spese di difesa e le altre spese processuali.
L’ammissione al gratuito patrocinio vale per ogni stato e grado del processo e davanti ad ogni giurisdizione (civile, penale, amministrativa e tributaria).

L’adeguamento del limite di reddito per l’ammissione al gratuito patrocinio viene effettuato ogni due anni, in relazione alla variazione, accertata dall’Istat, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati che si verifica nel biennio precedente.

Il nuovo limite di reddito fissato dal Ministero della Giustizia, sulla base di una variazione rilevata del 5,6%, è pertanto fissato a 11.369,24 euro annui, rispetto al precedente di. 10.766,33 euro.

Il reddito al quale fare riferimento è il reddito annuo imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, cioè quello netto.

martedì 6 maggio 2014

Chiusa la petizione on line tramite il circuito internazionale “Avaaz” per scongiurare il taglio degli intercity con scalo nei centri del Cilento

L’Associazione Sicurezza Consumatori, promotrice della petizione, esprime la propria soddisfazione per l’andamento della campagna che ha visto 352 adesioni all’iniziativa, nonostante i tempi stretti dovuti alla paventata sforbiciata sugli intercity da parte di Trenitalia entro il mese di giugno. L’Associazione Sicurezza Consumatori ricorda ai Cilentani che la questione è stata oggetto di un interrogazione parlamentare e che, grazie alla nostra campagna, Trenitalia con comunicato stampa annunciava, nei primi giorni del mese di aprile, che non era stata programmata nessuna cancellazione al cambio orario di giugno. Pur considerando ciò una prima vittoria della nostra iniziativa, è  opportuno rammentare ai Cilentani che sono in  corso le analisi di merito del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, attese da Trenitalia per assumere definitive decisioni, quindi la partita non è chiusa. La disarticolazione e cancellazione dei servizi pubblici nel Cilento, rientra in un più ampio quadro di eliminazione progressiva dello stato sociale e di isolamento delle nostre terre, pertanto l’Associazione Sicurezza Consumatori rivolge un appello agli amministratori locali affinchè non diminuiscano la loro vigilanza in tal senso. L’Associazione Sicurezza Consumatori nel comunicare ai Cilentani che la petizione è stata formalmente inviata, in data 03/05/2014  al Presidente del Consiglio Matteo Renzi ed al Ministro Maurizio Lupi, ringrazia tutti coloro che con il loro apporto hanno reso possibile un momento di alta partecipazione democratica in difesa del proprio territorio.

domenica 6 aprile 2014

Presidente del Consiglio Matteo Renzi, Ministro Economia Pier Carlo Padoan, Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi : Ci rivolgiamo a Lei per evitare il taglio degli intercity nel Cilento

Cari amici, 

l'Associazione Sicurezza Consumatori ha lanciato on line una nuova petizione e speriamo vorrete firmarla, si chiama: 
Presidente del Consiglio Matteo Renzi, Ministro Economia Pier Carlo Padoan : Ci rivolgiamo a Lei per evitare il taglio degli intercity nel Cilento

E' una questione molto importante e insieme possiamo fare la differenza! Se la firmerete e poi la condividerete con i vostri amici e contatti, riusciremo presto a ottenere il nostro obiettivo e potremo cominciare a fare pressione per ottenere il risultato che vogliamo.

La petizione rimarrà aperta fino alla fine di aprile.

Clicca qui per saperne di più e per firmare:
http://www.avaaz.org/it/petition/Presidente_del_Consiglio_Matteo_Renzi_Ministro_Economia_Pier_Carlo_Padoan_Ci_rivolgiamo_a_Lei_per_evitare_il_taglio_degl/?launch

Campagne come questa partono sempre in piccolo, ma crescono se persone come noi si attivano: vi prego di prendervi un momento per dare una mano firmando e spargendo subito la voce.

Grazie mille

sabato 29 marzo 2014

MENTRE L'A.D. DELLE FERROVIE MORETTI MINACCIA DI ANDARE VIA DALL'ITALIA SE GLI RIDUCONO LO STIPENDIO DI OLTRA 800.000 EURO, L’ITALIA E' STATA DEFERITA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA


TRASPORTO FERROVIARIO: L’ITALIA DEFERITA ALLA CORTE DI GIUSTIZIA
Passeggeri ferroviari impossibilitati a far valere i propri diritti

A 5 anni dall’entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1371/2007, l’Italia non ha ancora assolto agli obblighi previsti dalla normativa sui diritti dei passeggeri ferroviari, la cui applicazione era dovuta entro il 3 dicembre 2009.

L’Italia, nello specifico, non ha assolti ai seguenti obblighi:
·      l’istituzione di un organismo ufficiale di vigilanza sulla corretta applicazione dei diritti dei passeggeri ferroviari
·      l’emanazione di sanzioni per l’eventuale violazione di tali diritti.

Per questo motivo l’Italia è stata deferita alla Corte di Giustizia europea.

La mancata osservanza degli obblighi ha impedito ai passeggeri ferroviari in viaggio in Italia o dall'Italia verso altri paesi dell'Unione europea di far valere i propri diritti.

Ecco i diritti dei passeggeri del trasporto ferroviario previsti dal regolamento (CE) n. 1371/2007:

    •  - Diritti di informazione
    La compagnia deve fornire informazioni: prima del viaggio (servizi a bordo e per diversamente abili, biciclette, posti per fumatori e non, cuccette e vagoni letto, ecc.); durante il viaggio (servizi a bordo, stazione successiva, ritardi, principali servizi per le coincidenze, ecc.); dopo il viaggio (procedure e uffici per i bagagli smarriti e la presentazione dei reclami).
    •  - Danni ai passeggeri
    La compagnia è responsabile per danni ai passeggeri (copertura assicurativa minima per passeggero fissata a € 310.000) e ai bagagli, oltre al danno derivante da ritardo e cancellazioni del servizio, salvo circostanze eccezionali (condizioni meteo, disastri naturali, atti di guerra, terrorismo)


     – Responsabilità della compagnia ferroviaria per decesso o lesioni al passeggero. In caso di decesso del passeggero o di lesioni occorse a bordo o durante le operazioni di salita e discesa dal convoglio, per danni non eccedenti € 220.000la compagnia non può in nessun caso escludere la propria responsabilitàPer importi superiori a 220.000 euro, la compagnia può essere scagionata se prova che non c’è stata negligenza nell’erogazione del servizio o se il danno è stato causato dallo stesso passeggero. I passeggeri hanno diritto a pagamenti anticipatiper coprire spese urgenti successive ad un incidente.

    Per danni al bagaglio o lesioni conseguenti ad incidente la compagnia è tenuta a compensare il passeggero fino ad un massimo di € 1.800.

     – Responsabilità della compagnia ferroviaria in caso di ritardo, perdita della coincidenza o soppressione del servizio. Ai passeggeri oltre all’assistenza (pasti, pernottamenti e trasporti alternativi), deve essere data la possibilità di scegliere tra:
    ·      rimborso del prezzo pieno del biglietto riprotezione su un viaggio alternativo

    Persone a mobilità ridotta

    Le persone diversamente abili e a mobilità ridotta hanno diritto alladovuta assistenza sia a bordo sia nella salita e discesa dai convogli e nei trasferimenti per le coincidenze. Tale assistenza dovrà essere prestata a titolo gratuito, previa richiesta nei tempi stabiliti.
    Per saperne di più contattare: AS.SI.CON . Via G.B. Falcone n.67 1° piano pal.Vinci Sapri – Tel.0973/392242- 333/5280755-347/5026196; fax: 0973/392242 giorni di ricevimento - giovedì dalle ore 18,30 alle ore 20,00 – sabato dalle ore 10.00 alle ore 12.30 AS.SI.CON. http://assiconsumatori.blogspot.com/ assiconconsumatori@gmail.com


STRISCE BLU : SE SI SFORA L'ORARIO NON SEMPRE E' DOVUTA LA MULTA




Si è conclusa la diatriba tra Ministero dei Trasporti e i Comuni relativa all’irrogazione della multa per sforamento dell’orario di parcheggio sulle strisce blu.

Fermo restando che la multa va elevata a chi non ha pagato la sosta, il Ministero dei trasporti ravvedeva come illegittima la richiesta avanzata  dai Comuni agli automobilisti che, per vari motivi, pur avendo pagato regolarmente la sosta per un certo orario, lo sforavano. Per il Ministero i Comuni erano autorizzati a richiedere solo la differenza per la permanenza non pagata.

L’accordo intervenuto tra Ministero dei Trasporti e i Comuni ha stabilito quanto segue:
·      la regolamentazione della sosta è di competenza dei Comuni
·      i Comuni possono elevare una sanzione pecuniaria in caso di sforamento solo in presenza di una ”specifica previsione” approvata con atto deliberante.

In questo modo si è voluto affermare che le regole devono essere rispettate da tutti, consumatori e Comuni, ma anche che le norme non possono essere interpretate a proprio piacimento e discrezione, tra l’altro sulle spalle dei consumatori.

Fermo restando che gli automobilisti in difetto devono pagare per rispetto degli altri automobilisti corretti e delle leggi in vigore, vediamo come si devono comportare a seconda dei vari casi.

Automobilista che ha sforato l’orario di sosta in assenza di specifica previsione del Comune
·      Se non ha ricevuto ancora la multa: deve pagare la differenza
·      Se ha ricevuto la multa: può presentare ricorso al giudice di pace o al prefetto

Automobilista che ha sforato l’orario di sosta in presenza di specifica previsione del Comune
·      L’automobilista deve pagare la sanzione pecuniaria prevista.

sabato 25 gennaio 2014

LA GARANZIA NON È UN OPTIONAL!


SULL’ACQUISTO DI UN BENE DI CONSUMO LA GARANZIA NON È UN OPTIONAL!

 È bene ricordare che l’acquisto dei beni di consumo, siano elettrodomestici o capi d’abbigliamento, è tutelato da una garanzia legale della durata di 24 mesi.
Recentemente, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, a seguito di alcuni episodi, ha voluto richiamare l’attenzione sulla materia. Riteniamo di fare cosa gradita e giusta riportando integralmente la guida dell’Autorità sulla garanzia. Ricordiamo inoltre che la garanzia non è un optional e che è sempre valida, anche in periodo di saldi.
1. Che cos’è la garanzia legaleLa garanzia legale di conformità è prevista dal Codice del Consumo (articoli 128 e ss. ) e tutela il consumatore in caso acquisto di prodotti difettosi, che funzionano male o non rispondono all’uso dichiarato dal venditore o al quale quel bene è generalmente destinato.
2. Nei confronti di chi può essere fatta valere
Il consumatore può far valere i propri diritti in materia di garanzia legale di conformità rivolgendosi direttamente al venditore del bene, anche se diverso dal produttore.
3. Contenuto della garanzia legaleIn presenza di un vizio di conformità, il consumatore ha diritto, a sua scelta, alla riparazione o sostituzione del bene difettoso da parte del venditore, senza addebito di spese, salvo che il rimedio richiesto sia impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro. Se sostituzione o riparazione non sono possibili il consumatore ha comunque diritto alla riduzione del prezzo o ad avere indietro una somma, commisurata al valore del bene, a fronte della restituzione al venditore del prodotto difettoso.
4. Durata della garanzia legaleLa garanzia legale dura due anni dalla consegna del bene e deve essere fatta valere dal consumatore entro due mesi dalla scoperta del difetto: occorre quindi conservare sempre la prova di acquisto (ricevuta fiscale o scontrino di cui si consiglia di fare subito una fotocopia perché le carte termiche degli scontrini possono scolorirsi con il tempo).Le clausole inserite da professionisti in contratti o condizioni generali di contratto con i consumatori che limitano la durata della garanzia legale o la escludono possono integrare clausole vessatorie ai sensi dell’articolo 33, comma 2, lettera b), del Codice del Consumo.
5. Obblighi del venditoreIl venditore deve:
  • prendere in consegna il prodotto difettoso per verificare se il malfunzionamento dipenda o meno da un vizio di conformità. In particolare: (i) per i difetti che si manifestano nei primi sei mesi dalla data di consegna del prodotto la verifica è sempre a carico del venditore in quanto si presume che esistessero al momento della consegna; (ii) successivamente, nel solo caso in cui il malfunzionamento non dipenda da un vizio di conformità, può essere chiesto al consumatore il rimborso del costo - ragionevole e preventivamente indicato – che il venditore abbia sostenuto per la verifica;
  • riscontrato il vizio di conformità, effettuare la riparazione o la sostituzione del bene entro un congruo tempo dalla richiesta e senza addebito di spese al consumatore.
6. Differenza tra garanzia legale e garanzie convenzionaliLe garanzie convenzionali, gratuite o a pagamento, offerte dal produttore o dal rivenditore, non sostituiscono né limitano quella legale di conformità, rispetto alla quale possono avere invece diversa ampiezza e/o durata. Chiunque offra garanzie convenzionali deve comunque sempre specificare che si tratta di garanzie diverse e aggiuntive rispetto alla garanzia legale di conformità che tutela i consumatori.
7. I poteri di intervento dell’AntitrustI comportamenti di rivenditori o produttori che inducano in errore il consumatore sull’esistenza o sulle modalità di esercizio della garanzia legale di conformità, ovvero ne ostacolino l’esercizio stesso possono costituire pratiche commerciali scorrette, vietate e sanzionate dal Codice del Consumo. In tal caso, l’Antitrust può intervenire, a tutela del consumatore, accertando la violazione, imponendo la cessazione della condotta contraria alla legge, sanzionando i soggetti responsabili fino a un massimo di 5.000.0000 euro. L’Antitrust può anche accettare impegni dell’impresa, senza accertare alcuna infrazione, se essi hanno un impatto positivo per i consumatori. Non può invece risolvere le singole controversie. Infine, l’Autorità può accertare la vessatorietà di clausole inserite in contratti o condizioni generali di contratto tra professionisti e consumatori che limitano la durata della garanzia legale di conformità o la escludono del tutto, disponendo l’adozione di misure per informare adeguatamente i consumatori.
8. A chi rivolgersiL’Antitrust ha un numero verde (800166661) attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 14, per richiedere chiarimenti. Per le segnalazioni all’Autorità occorre invece compilare il modulo disponibile nella sezione ‘Consumatore’ del sito www.agcm.it, e inviarlo direttamente via internet in formato elettronico, oppure via fax al numero 0685821256, o via posta all’indirizzo: Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - Piazza Verdi, 6/a - 00198 Roma.

QUANDO UN TASSO È USURARIO ?


COME SAPERE SE UN TASSO È USURARIO O NO: I CONSIGLI DI ADICONSUM

I tassi relativi alle seguenti operazioni di credito quali:

-aperture di credito in conto corrente; 
crediti personali (prestiti); 
-accensione mutui;
-crediti finalizzati all'acquisto rateale (credito al consumo);
-credito revolving e con utilizzo di carte di credito, 
-operazioni di leasing; 
-prestiti contro cessione del quinto dello stipendio; 
-altri finanziamenti a breve e a medio/lungo termine

sono stabiliti trimestralmente dalla Banca d’Italia. Il loro valore viene determinato per ciascuna operazione da una serie di calcoli. Pertanto chi offre i prodotti finanziari, siano essi banche che intermediari finanziari, si deve strettamente attenere a questo valore se non vuole essere perseguito e denunciato per usura.

I consigli di AS.SI.CON.

-Prima di recarvi a chiedere il finanziamento consultate la tabella sui tassi soglia della Banca d’Italia e scoprite qual è il tasso in vigore per la tipologia di credito che vi occorre

-Se il tasso che vi propongono è superiore al c.d. “tasso soglia” determinato dalla Banca d’Italia non accettate le condizioni offerte, poiché si tratta di un tasso usurario, un tasso cioè illegale.

-Denunciare subito il fatto alle autorità giudiziarie e ad AS.SI.CON..

-In caso di applicazione di tasso legale, ricordate che il tasso applicato deve essere quello in vigore all’atto della sottoscrizione del contratto.

martedì 17 dicembre 2013

IL "GLOW" SINONIMO DI TRASPARENZA PER LE BANCHE


BANCHE: SE CERCHI LA TRASPARENZA, SEGUI IL “GLOW”
Firmato accordo Consumatori-Abi per localizzare con rapidità le informazioni di trasparenza sui siti web

Sono sempre più numerosi i consumatori che aprono conti correnti online o che comunque accedono al sito internet della propria banca per effettuare operazioni o cercare informazioni.

L’accordo siglato in questi giorni dalle Associazioni Consumatori con l’Associazione bancaria italiana (Abi), è dedicato proprio ai cyber-clienti,

Il protocollo ha stabilito le Linee guida da seguire per far fruire con rapidità e semplicità al consumatore tutte le informazioni relative alla trasparenza nel suo rapporto con la banca.
I documenti di trasparenza dovranno risultare fruibili attraverso questi 5 criteri:

-visibilità del link relativo in homepage

-accesso ai documenti in pochi clic

-facile fruibilità delle pagine interne contenenti le informazioni

-linguaggio semplice e chiaro

-accessibilità, visibilità e download dei documenti facile e veloce anche  nelle pagine interne del web.

Tali documenti sono individuabili da un’icona che raffigura un bagliore (glow in inglese), simbolo che indica appunto la trasparenza.

PILLOLE INGANNEVOLI


PILLOLE MIRACOLOSE, ROBA DA NON CREDERE!
Multe dell’Antitrust a 6 società

Giornali e siti web pullulano di pubblicità di pillole che giurano e spergiurano di far perdere in pochi giorni i chili in eccesso o di far restare per sempre giovani. Chi non è rimasto ammaliato almeno una volta nella vita da tali pubblicità? 

Purtroppo il più delle volte si tratta di pubblicità  ingannevoli che tutto fanno (in primis spillare soldi ai consumatori!) tranne che far dimagrire o mantenere giovani per l’eternità! 

A mettere in luce l’ingannevolezza di tali messaggi ci ha pensato l’Antitrust, l’Autorità per la concorrenza e il mercato, che nel Bollettino n° 49 ha reso noto di aver multato 6 società per un importo complessivo di più di 1 milione di euro per pratiche commerciali scorrette.

Ecco l’elenco delle società multate:

Centum:                                        300.000 euro
Xenalis :                                       150.000 euro
New Service Media:                    150.000 euro
Quadratum:                                   150.000 euro
Royal Marketing Management:   150.000 euro
Cento:                                            120.000 euro

LA GARANZIA LEGALE DEI BENI DI CONSUMO


LO STRANO CASO DELLA GARANZIA LEGALE DEI BENI DI CONSUMO
Informativa dell’Antitrust per ricordare i nostri diritti

Il riconoscimento della garanzia legale di 24 mesi per i beni di consumo acquistati dai consumatori ha rappresentato una delle più importanti vittorie per le associazioni dei consumatori.

Purtroppo la normativa ha trovato molte resistenze ed è stata spesso soggetta ad interpretazioni varie, causando, dalla sua entrata in vigore, molti contenziosi tra consumatori e aziende.

Non ultimi, alcuni casi di contratti tra consumatori e professionisti in cui sono state inserite clausole riguardanti limitazioni alla durata della garanzia legale che è di 24 mesi o addirittura l’esclusione della garanzia. 

Proprio in merito a questi contratti l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) ha pubblicato sul suo sito un’informativa sulla garanzia legale di conformità, in cui si attesta che tali clausole sono vessatorie. Pertanto l’Autorità precisa che tali contratti saranno oggetto di accertamenti che comporteranno l’adozione di misure atte ad informare i consumatori.

Il consiglio per i consumatori è di non sottoscrivere tali tipi di contratti.

giovedì 5 dicembre 2013

SE HAI DUBBI SULLA GENUINITÀ DI UN PRODOTTO ALIMENTARE RIVOLGITI AI NAC DEI CARABINIERI!


DUBBI SULLA GENUINITÀ DI UN PRODOTTO ALIMENTARE? RIVOLGITI AI NAC DEI CARABINIERI!

I NAC (Nuclei Antifrodi Carabinieri) sono un Reparto Specializzato dell’Arma dei Carabinieri che fa  capo al Ministero delle politiche agricole e forestali. I compiti del Reparto consistono nel combattere le  frodi comunitarie  e l’ “agropirateria”, con particolare riguardo alle contraffazioni dei marchi di qualità e del “Made in Italy” alimentare.
Nel caso nutriste dei dubbi sulla regolarità di un prodotto o voleste chiedere informazioni on esitate a 
contattare i NAC:
telefonando al numero verde 800 020320
inviando una mail a: 
mentre per informazioni generali è possibile consultare il sito istituzionale del Reparto al  linkhttp://www.carabinieri.it/Internet/Cittadino/consigli/tematici/ 

Per casi gravi e urgenti ci si può rivolgere anche ad una delle oltre 4600 Stazioni Carabinieri. 

EQUITALIA: CARTELLE RATEIZZATE IN 10 ANNI


EQUITALIA: COME FARE PER PAGARE IN 10 ANNI
Istruzioni per usufruire della rateazione a 120 rate

La possibilità di pagare i propri debiti con Equitalia fino a 10 anni è ora realtà! 

È stato infatti pubblicato nella Gazzetta ufficiale il decreto attuativo che ha modificato le modalità della riscossione e della rateizzazione di Equitalia, estendendo quest’ultima da 72 (6 anni) a 120 rate (10 anni).
Naturalmente la rateazione di una qualsiasi cifra richiede la redazione di un piano di rientro dal debito con nuovi importi che la famiglia sia in grado di onorare.

Nel contesto di Equitalia, vigono due rateazioni:

•la rateazione a 72 rate con un piano di rientro ordinario
•la rateazione a 120 rate con un piano di rientro straordinario

Chi può presentare la domanda 

•Sia i consumatori che le aziende

A chi si presenta la domanda

•Direttamente a Equitalia, che è il concessionario pubblico della riscossione nel nostro Paese.

Quali criteri per accedere alla rateazione a 120 rate

Conditio sine qua non è che l’indisponibilità a pagare del richiedente sia la diretta conseguenza della drammatica congiuntura economica e non di comportamenti irresponsabili del consumatore.

La regola pratica per che può accedere e chi no è che:

•il rapporto tra l’importo della rata e il reddito (documentato dal certificato ISEE) sia superiore al 20 per cento.

Qual è l’importo delle rate

•La rata minima è, salvo eccezioni, di 100 euro
•Le rate sono di importo costante

Quando decade la rateazione

•Dopo il mancato pagamento di 8 rate anche non consecutive

È possibile prorogare la rateazione?

Sì. Nel caso in cui si chiede una rateazione a 120 rate, bisogna documentare l’effettivo stato di bisogno.

Rateazione e ipoteca

In caso di ottenimento della rateazione, Equitalia non può procedere all’ipoteca.

Rateazione e pignoramento

Pignoramento casa:

•prima casa impignorabile (tranne per le abitazioni di lusso), se è l’unico immobile di proprietà del richiedente.

Pignoramento stipendio:

•ultimo stipendio impignorabile

lunedì 21 ottobre 2013

INTERESSI USURAI: ANCHE LA POLIZZA A GARANZIA DEL MUTUO RIENTRA NEL CALCOLO


INTERESSI USURAI: ANCHE LA POLIZZA A GARANZIA DEL MUTUO RIENTRA NEL CALCOLO
La Corte di Appello di Milano in favore dei clienti delle banche

La Corte di Appello di Milano, con sentenza n. 3283 del 2013, ha stabilito che la determinazione del tasso soglia ai fini della verifica dell’usura deve essere effettuata tenendo conto di tutte le spese relative al contratto di finanziamento. 

Nel caso di specie, già il giudice di primo grado aveva dichiarato nulle le clausole di un contratto di finanziamento relative agli interessi, in quanto il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) non teneva conto di tutte le spese relative al contratto: in particolare, erano state escluse le spese riguardanti la polizza assicurativa a garanzia del rimborso del mutuo.

La Corte di Appello, seguendo la linea interpretativa del giudice di primo grado, ha respinto l’appello della società finanziaria e ha chiarito che “la determinazione del tasso ai fini della indagine sulla usura deve essere condotta tenendo conto di commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse solo quelle per imposte e tasse collegate alla erogazione del credito. Ritiene la Corte che, in tale prospettiva debba essere ricompresa nel calcolo del tasso praticato anche la polizza assicurativa finalizzata alla garanzia del rimborso del mutuo, atteso che essa è condizione necessaria per l’erogazione del credito ed attesa altresì, la sua natura remunerativa sia pure in via indiretta, per il mutuante.”

TRENO IN RITARDO PER “CAUSA DI FORZA MAGGIORE”? SI AL RIMBORSO


TRENO IN RITARDO PER “CAUSA DI FORZA MAGGIORE”? SI AL RIMBORSO
La Corte di Giustizia Ue interviene con una sentenza in favore dei viaggiatori

Importante pronuncia della Corte di Giustizia europea sui diritti dei passeggeri ferroviari, in particolare sul diritto al rimborso del prezzo del biglietto in caso di ritardo del treno.

Decidendo sul ricorso di un cittadino austriaco, la Corte ha chiarito che, come prevede il Regolamento sui diritti e gli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, il passeggero che subisce un ritardo pari o superiore a 1 ora può sempre chiedere il rimborso (parziale) del biglietto.
Rimborso che corrisponde almeno al 25% del prezzo del biglietto, nel caso di ritardo compreso tra 60 e 119 minuti, e al 50% nel caso di ritardo di 120 minuti o superiore. 

Nessuna eccezione, quindi, per i casi in cui il ritardo sia dovuto ad un caso di forza maggiore, cioè per una causa del tutto estranea alla compagnia ferroviaria. Di conseguenza, le compagnie non possono neanche inserire, nelle proprie condizioni contrattuali, nessuna clausola che le esoneri dal rimborso al verificarsi di circostanze del genere.

Ciò che può essere escluso, nel caso di ritardo dovuto a forza maggiore, è solo il diritto al risarcimento del danno (in base alle regole uniformi dei contratti di trasporto internazionale) ma non il rimborso parziale del biglietto.

BANCHE, ACCESSO AI DATI PERSONALI ENTRO 15 GIORNI


BANCHE, ACCESSO AI DATI PERSONALI ENTRO 15 GIORNI

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 18555/2013, ha sancito il diritto del cliente bancario a ricevere in tempi brevi le informazioni circa il contenuto delle segnalazioni negative emesse a suo carico dagli istituti di credito.

Nello specifico, la Corte si è pronunciata sul caso di un cliente che aveva inoltrato ad una banca – senza ricevere risposta – un’istanza di accesso ai propri dati personali, temendo di essere stato segnalato alla Centrale Rischi della Banca d’Italia.

Richiamando la giurisprudenza recente, la Corte ha confermato che la richiesta di accesso ai propri dati personali deve essere soddisfatta “senza ritardo” da parte del soggetto destinatario, titolare del trattamento dei dati stessi. Più precisamente, ha stabilito che il cliente ha diritto a ricevere una risposta della banca entro 15 giorni: termine considerato “congruo” anche per mettere a disposizione dell’interessato la documentazione che contiene le informazioni richieste (il titolare del trattamento, infatti, non può limitarsi a dare una mera conferma dell’esistenza dei dati).

Il termine di 15 giorni richiamato dalla Corte (previsto dal D.lgs. 196/2003) ha infatti lo scopo di "garantire, a tutela della dignità e riservatezza del soggetto interessato, la verifica dell'avvenuto inserimento, della permanenza, ovvero della rimozione" di dati personali, e ciò indipendentemente dalla circostanza che gli eventi in questione siano già stati portati in altro modo a conoscenza dell'interessato. Verifica che, secondo la Corte, può essere attuata “mediante l’accesso ai dati raccolti sulla propria persona in ogni e qualsiasi momento della propria vita di relazione”.

sabato 5 ottobre 2013

Flussi migratori: vittime e mandanti


di Federica Poddighe e Gianni Dessi - 05/10/2013

Fonte: testelibere 

 


Gli avvenimenti tragici di questi giorni, nel rammarico per l'ennesima strage nel Mediterraneo, riporta drammaticamente alla ribalta l’emergenza degli sbarchi di immigrati clandestini sulle nostre coste. Già questa estate, con la visita del Pontefice a Lampedusa, così come i precedenti disordini scoppiati fra immigrati e abitanti dell’isola. Sebbene pochi si siano soffermati su questo aspetto, si deve sottolineare come le parole di solidarietà, fratellanza indirizzate dal Papa agli immigrati e le sue manifestazioni di gratitudine e lode verso gli abitanti dell’isola per l’accoglienza ai più sfortunati, non possano che scontrarsi con una realtà che nella piccola Lampedusa mostra ormai i suoi effetti più drammatici. Perché, come era inevitabile che accadesse, si sta assistendo ad una contrapposizione fra “disperati”. Da una parte la disperazione di chi lascia la propria terra (uomini, donne e bambini) nella speranza di un futuro migliore e di una vita più dignitosa e si ritrova a sostare per un periodo indeterminato in centri di prima accoglienza assolutamente inadeguati per capacità di contenimento che, di conseguenza, finiscono per assumere le caratteristiche di “lager” in cui gli occupanti versano in condizioni igieniche e di vita inaccettabili. Dall’altra la disperazione di una piccola isola che ha sempre vissuto di turismo che si trova a fare i conti con un’emergenza umanitaria che la sovrasta e rispetto alla quale gli abitanti si sentono abbandonati a se stessi.
Perché se le parole “solidarietà” e “accoglienza” hanno un proprio, nobile significato quando si parla di scelte circoscritte, di situazioni contingenti, di numeri contenuti, di fronte allo spostamento – ormai in atto da tempo – di grandi masse di individui, da una parte all’altra del mondo, questi concetti divengono inadeguati. Opportuno appare, pertanto, il richiamo ad un comune senso di responsabilità, che non investa unicamente le località o i Paesi di immediata destinazione degli immigrati e opportuna appare anche la menzione del concetto di “globalizzazione dell’indifferenza”: non si può, infatti, affrontare concretamente il problema dei flussi migratori senza comprenderne a fondo la vera natura e le cause che lo generano.
Qualunque ipotesi di intervento sul dramma degli sbarchi massivi di immigrati sulle coste del Mediterraneo non può prescindere dalla constatazione che i flussi migratori sono l’effetto diretto dell’attuale modello di crescita e sviluppo capitalistico e ad esso sono strettamente funzionali. In passato, dalla campagna alla città, poi dal meridione al settentrione; oggi, dal sud del mondo verso i paesi industrializzati ormai in declino. Qualcuno ha voluto vedere in questo fenomeno una sorta di contrappasso dell’esperienza colonialista europea nei Paesi di provenienza dei flussi migratori, ma questa lettura induce ad un errore di fondo (ammesso che di errore si tratti..) sostanziale e pericoloso: l’idea che tale esperienza colonialista possa considerarsi archiviata. Non è così, a nostro avviso: i flussi migratori massicci garantiscono ad un sistema condannato alla continua espansione manodopera a bassissimo costo e nuovi consumatori, in concomitanza con l'avanzare della globalizzazione e la sua necessità di operare su mercati globali. Questo disegno è perseguito dalle èlite politico-finanziarie, facenti capo alla grande finanza mondiale, che attualmente si identifica con le potenze di Usa, Israele e i loro alleati/satelliti - occidentali e non - tra cui anche l'attuale Unione Europea. La strategia per la creazione di un unico mercato globale, dove poter imporre un monopolio politico, finanziario, economico e culturale, mira ad ottenere dapprima il controllo economico e politico sulle nazioni e poi abbatterle definitivamente, eliminando ogni ostacolo alla sua realizzazione. E qui entra in gioco il concetto di “neo-colonialismo”: il mezzo utilizzato per la realizzazione del suddetto fine è quello delle leve finanziarie e militari: la generazione artificiosa e il possesso del debito, da una parte; l'azione militare diretta e - in alternativa - la creazione del caos permanente mediante il finanziamento e l'innesco di guerre civili e secessioni, dall’altra, in specie nel caso in cui il Paese oggetto di “attenzioni” non si presti facilmente e volontariamente al primo mezzo di coercizione. Al controllo "de facto", segue l'inevitabile depredazione delle risorse naturali e delle capacità produttive, ivi compresa la forza lavoro, sfruttata sia impiantando in loco le produzioni a basso costo (delocalizzazione), sia incentivando esportazione di manodopera verso i Paesi ad economia "avanzata".
E’ questa politica predatoria che, non consentendo alle popolazioni del sud del mondo di poter vivere delle proprie economie, esercita quella fortissima pressione - anche propagandistica - volta a spingere enormi masse di individui a cercar miglior fortuna altrove, affidandosi quasi sempre a efferati contrabbandieri di carne umana, pronti a disfarsi del loro carico, una volta ricevuto il pagamento e qualora lo stesso possa risultare per loro compromettente.
Gli effetti per le società coinvolte, sia quelle di destinazione che di partenza dei flussi, sono devastanti. Oltre a generare impoverimento e dipendenza economica nelle zone d’emigrazione, producono squilibri ed effetti analoghi nelle società di approdo: destrutturazione delle società autoctone, ribaltamento di modi di vita e produzione, annientamento delle diversità culturali e dei modelli politici nazionali da essa espressi.
Infatti, nei luoghi di destinazione dell'immigrazione, l’effetto che si viene a produrre è duplice:

- Dal punto di vista sociale, l’inevitabile appiattimento delle culture e delle tradizioni, in favore di un nuovo “meticciato” mono-culturale improntato su un unico modello consumistico ( leggersi il piano Kalergi illumina..);
- Dal punto di vista economico, si alimenta il cosiddetto “dumping sociale”.
Quest’ultimo fenomeno viene ben sintetizzato nelle parole di M. Pallante, che lo definisce come quella pratica che “ consente di instaurare una concorrenza al ribasso delle paghe, mettendo appunto in competizione la classe debole e ricattabile composta sia da immigrati che da autoctoni, avviando una guerra tra poveri con un ulteriore aggravamento dell'impoverimento generale, piuttosto che di un aumento di benessere in favore dei nuovi arrivati”.
In definitiva, il fenomeno migratorio è da considerarsi parte integrante di una complessa strategia finalizzata a generare la completa dipendenza dei popoli dai possessori delle materie prime e della produzione, sempre più concentrati in pochi oligopolisti mondiali.

Proprio l’opposizione alla nefasta e criminale globalizzazione - nonché alle cosiddette “politiche dell’accoglienza ed integrazione”, veri e propri palliativi ad essa funzionali – può e deve essere il fattore decisivo nel contenimento dei fenomeni migratori che hanno raggiunto ormai proporzioni inquietanti.
Se possono essere fatte salve le parole di fratellanza per i nuovi arrivati e di pietas per le innocenti vittime di questo ignobile traffico di esseri umani, pronunciate nella sua veste di capo religioso da Bergoglio, non può non ritenersi pericoloso, oltreché pretestuoso, l’indirizzo in materia di immigrazione, dell’attuale governo italiano, l’ennesimo istituito per conto terzi.
Le attuali condizioni economiche del Paese, infatti, non possono assolutamente garantire la possibilità alla nostra provata e compromessa situazione economica la capacità di farsi carico dell’accoglienza entro i propri confini di massicci flussi migratori di persone a cui assicurare condizioni di vita dignitose e non la certezza di un’esistenza ai margini della società, ovvero della legalità. Per identiche ragioni appara chiaramente impraticabile e insostenibile su larga scala la via dello ius soli , ovvero il riconoscimento automatico della cittadinanza italiana ai nuovi nati nel territorio nazionale, sebbene da genitori stranieri. Diritto, giova ricordarlo, riconosciuto perlopiù unicamente in quei Paesi (America del Nord e del Sud; Australia) che sono stati popolati a seguito della massiccia immigrazione, voluta e invogliata, ma sempre gestita e controllata. Nazioni giovani, ricche di opportunità e risorse, che necessitavano di manodopera, cervelli, capitali e lavoratori per lo sviluppo economico. Paesi che non hanno esitato a sterminare le popolazioni autoctone (Indiani D’America, Maori, etc) per soppiantarle con masse allogene in cerca di fortuna e più funzionali al progetto di fondo.
In ogni caso, la nostra situazione è ben diversa, se non opposta. Quali garanzie potrebbe assicurare ai nuovi venuti o ai nuovi nati stranieri un Paese come l’Italia in cui gli stessi indigeni - falcidiati dalla crisi indotta e dalle politiche economiche e monetarie scellerate - si vedono costretti a sopravvivere a malapena, assistendo - tra fallimenti e suicidi - all'erodersi di tutte le minime conquiste sociali faticosamente raggiunte nel corso di decenni?
Come mai, le stesse forze che hanno creato ciò, ci inducono, con violenza verbale e giudiziaria, ad accettare politiche immigratorie illogiche e suicide?
I nostri Ministri Kyenge e Boldrini, votate alla causa mondialista ben più che a quella italiana, non passa giorno che non ci ricordino che “l’immigrazione è una necessaria risorsa” e che “siamo un paese di vecchi (razzisti), da ringiovanire”. Guai a dire o pensare il contrario. E’ vero che siamo un paese destinato ad invecchiare, come è vero che l’incertezza economica e la mancanza di tutele adeguate alla maternità e alla famiglia ne sono la causa principale. L’azione culturale disgregatrice dell’unità familiare, il disprezzo per la donna madre e casalinga, espresso dalla Presidente Boldrini ne è un chiaro esempio.
In Italia, a maggio 2013, il tasso di disoccupazione è stato pari al 12,2%, + 0,2% rispetto ad aprile 2013. Gli inoccupati salgono a 3.140.000 (ISTAT 1 luglio 2013). La disoccupazione giovanile (15-24 anni) a maggio 2013 è stata pari al 38,5%. I "Neet" (Not in Education, Employment or Training), cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non cercano un occupazione, sono arrivati a oltre il 23%. Servono altri giovani stranieri per cosa, se non per aumentare la disoccupazione giovanile, precariato e concorrenza al ribasso?
Il 53% degli italiani non riesce a mantenere la famiglia con il suo reddito ed il 77% dei pensionati percepisce meno di mille euro al mese. Vantiamo “8,2 milioni di poveri , quasi 4 milioni mangiano grazie ai pacchi alimentari”. Potremo snocciolare decine di freddi dati statistici, ma basterebbe stare tra le persone normali per capire la situazione. Il “buonismo” ingannevole, non risolve e non affronta il problema, ma lo aggrava volutamente e scientemente.
In questa situazione, non è lontanamente pensabile il poter garantire una vita dignitosa, lavoro e stato sociale, a masse di indigenti che si riverserebbero in Italia con irrealizzabili aspettative e speranze, si creerebbe unicamente una corsa al ribasso dei salari e delle condizioni di lavoro, una massa povera disposta ad accettare tutto, costringendo alla medesima abnegazione anche gli stessi italiani.
La frustrazione e la delusione (palesi nei ripetuti episodi di violenza e rivolta già verificatisi e richiamati in parte anche in premessa), si trasformerebbero in elementi di costante tensione sociale, con l’inevitabile formazione di sacche di emarginazione, da cui attingerebbe manovalanza la criminalità e il lavoro nero.
Il progressivo depauperamento e forse l’annullamento finale dei servizi, soprattutto socio – assistenziali, sarebbe generalizzato, dall'istruzione alla sanità. Per non parlare della reciproca perdita di identità culturale e del pericolo dell’esasperazione e del fanatismo religioso che in queste situazioni di disagio si diffonde e prospera. Un pericolo molto più concreto di ciò che non si creda, su cui bisogna vigilare, pur evitando qualunque stereotipo razzista, xenofobo e islamofobico .
Quando poi, in questo quadro di desolante disperazione e malessere, si spacciano per soluzioni del problema provvedimenti come: “riservare posti di lavoro agli immigrati” (cit. Kyenge), “favorire gli immigrati nell’assegnazione degli alloggi comunali”(es. Ravenna e Trento) o riservargliene di nuovi (es. Cagliari), giustificarne i reati (es. Kabobo) e assolverne gli autori, fornirgli i diritti senza chiedere mai i doveri…. Siamo di fronte ad una sgradevolissima discriminazione al contrario ( se mai esistesse un "giusto" verso, e così ovviamente non e'), tendente in maniera evidente ad alimentare solo l'odio e il razzismo, in una guerra tra poveri destinata a creare fratture e scontri sociali. Siamo davanti ad una vera e propria incitazione all’odio razziale e alla guerra civile.
Non interrogarsi sulle conseguenze di un simile progetto, è un lusso che il popolo italiano non si può proprio permettere. Tornare indietro, sarà impossibile.
Riteniamo, infine, che se è corretto che, chi cerca asilo politico e rifugio nel nostro paese debba essere accolto e messo nelle condizioni di vivere con dignità e rispetto, è anche vero che bisogna denunciare, con forza e senza ipocrisia, il mercato degli schiavi che si nasconde dietro un diritto umanitario di facciata, voluto e fomentato ad arte. I migranti vengono, infatti, recuperati ai margini del mare territoriale libico, portati in Italia, successivamente mantenuti dai contribuenti, e poi lasciati al loro destino. Un vero e proprio business non nascosto della forza lavoro, irregolare ed a basso costo.
Il nostro fermo convincimento è che la sola soluzione possibile al problema globale dei flussi migratori, passi inevitabilmente dalla rimozione delle cause sistemiche che l’anno prodotta: dentro questo sistema, l’immigrazione è inarrestabile perché è conseguenza dell’esistenza del sistema stesso. 

sabato 7 settembre 2013

L'UNGHERIA ESCE DALLA CRISI ECONOMICA E CACCIA IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Il governo di Viktor Orban recupera la sovranità monetaria e mette il piede sull'acceleratore economico
di Federico Campoli
E' stato oggetto dei più violenti attacchi da parte di tutta Europa. E' stato chiamato dittatore, illiberale, fascista, razzista, anti-democratico. Avevano detto che le ricette per il suo Paese avrebbero portato l'Ungheria al disastro. Viktor Orban, però, non si è mai arreso. Negli ultimi tempi, il premier magiaro ha affrontato apertamente il Consiglio Europeo, rispondendo ad alcune delle tante accuse che gli erano state mosse. Poi, ha avviato i procedimenti per cacciare il Fondo Monetario Internazionale dal Paese. Una mossa che ha lasciato interdetti gli eurocrati, che già sghignazzavano all'idea di un'Ungheria che non sarebbe riuscita a colmare il suo debito nei confronti dell'Ue e del Fmi. Invece, a sorpresa, Budapest ha riconsegnato i 20 miliardi di euro, avuti nel 2008. Tre giorni fa, infatti, è stata pagata l'ultima rata da 2,5 miliardi. E lo ha fatto con un anno di anticipo. Il governatore della Banca Centrale Magiara, Gyorgy Matolcsy, aveva già annunciato questa mossa esattamente un mese fa. Ora, la presenza del Fmi "non è più utile all'economia ungherese" dichiara. Perciò può levare le tende. Una vittoria per il governo di centro-destra. Ma i buoni risultati ottenuti dal Fidesz non finiscono qui. Un altro successo consiste nell'abbassamento del tasso di disoccupazione. Già nel 2012, il livello dei senza lavoro era passato dal 10,9% al 10,3%. L'Italia si barcamena attorno al 12, mentre la media europea non riesce a scendere sotto l'11. Eppure, per qualche strana ragione, il governo guidato dal partito di centro-destra, Fidesz, di ispirazione cattolica e nazionalpopolare, è stato fortemente criticato dalla stampa per "l'alto tasso di disoccupazione" e per il grande numero dei "cervelli in fuga". Sarà, forse, perché si è sempre rifiutato di seguire i diktat "salvifici" dell'Unione Europea. In ogni caso, non solo l'Ungheria ha ripagato il suo debito, ma si classifica anche tra i paesi fuori dalla zona recessione. Bisogna, poi, tenere presente che Matolcsy è uomo di Orban e quando è stato messo alla dirigenza della BCM tutti i media e le istituzioni dell'Ue hanno aperto un fuoco mediatico sul governo di Budapest, per via della nazionalizzazione della Banca Centrale.
"La Repubblica", quotidiano da sempre oppositore di Viktor Orban, proprio non ci sta e evidenzia come qualcuno susciti dubbi sulla provenienza del denaro restituito al Fmi. In effetti, sorge spontanea la domanda su come sia stata possibile questa crescita inaspettata. Le risposte sono molteplici. Si potrebbe dire che la "statalizzazione soft" della Banca Centrale Magiara abbia contribuito molto a quanto pare. Matolcsy, infatti, è uomo di Orban e quando è stato messo alla dirigenza della BCM tutti i media e le istituzioni dell'Ue hanno aperto un fuoco mediatico sul governo di Budapest. Senza parlare, poi, della sovranità monetaria (in Ungheria la moneta avente corso legale è il fiorino). Poi ci sono quelle mosse che vanno proprio controtendenza. Mentre l'Italia si prostra per ottenere investimenti esteri, Budapest ha fatto tutto il contrario. Ad esempio, ha impedito l'acquisto di terreni agricoli da parte degli stranieri, così da tenere lontani gli speculatori. In pratica, solo gli ungheresi adesso hanno diritto a coltivare la propria terra. Inoltre, il governo ha stanziato 80 milioni di euro in favore delle aziende agricole. Il che ha favorito l'export di frutta e ortaggi, che rappresenta circa la metà dell'intero settore delle esportazioni del Paese. Queste politiche, si presuppone che porteranno alla creazione di altri 100mila posti di lavoro. Ma l'agricoltura non è il solo punto forte dell'economia magiara. Anche la tassa sulle compagnie energetiche, la Robin Tax, si classifica come uno dei principali motivi della ripresa ungherese. In pratica, questa tassa ha permesso la ridistribuzione delle ricchezze fra i cittadini, favorendo anche i prestiti alle imprese. E come se non bastasse, Budapest ha stanziato altri 250 miliardi di fiorini alle banche, che però dovranno concedere a loro volta in prestito a tasso zero. E altrettanti miliardi sono poi stati depositati in un fondo che aiuterà le aziende ungheresi a convertire i loro debiti dalla valuta estera in fiorini. Insomma, nonostante le parole infuocate di Bruxelles contro Budapest, nonostante le "infallibili" ricette della troika, bisogna riconoscere che il nazionalismo, effettivamente, paga.