I Fratelli musulmani hanno costruito notizie toccanti per spingere l'Occidente a (disastrosi) interventi.
La
fiducia è una cosa seria. Riservata alle persone serie. Il rischio in
Siria è, invece, di schierarci con chi si fa beffe della nostra fiducia,
della nostra buona fede e della nostra disponibilità alla compassione.
Tutti temi in cui la Fratellanza musulmana, artefice della ribellione,
ha una consolidata tradizione.
Dalla Fratellanza musulmana nasce Hamas, l'organizzazione
maestra nell'innescare le rappresaglie israeliane e moltiplicarne poi il
numero delle vittime. Alla Fratellanza erano legati i militanti di
Bengasi trasformati in protetti della Nato grazie alle «bufale» di Al
Jazeera.
Alla Fratellanza appartengono i militanti egiziani pronti a piangere
centinaia di «fratelli» caduti, ma anche a ospitare nei propri cortei -
come documentano le foto esclusive de Il Giornale - gli armati chiamati a
sparare sui militari e a innescarne la reazione.
E Fratelli musulmani sono quei rivoltosi siriani puntualissimi
nel denunciare un attacco con i gas perfettamente «sincronizzato» con
l'arrivo a Damasco degli ispettori Onu chiamati ad indagare sulle armi
chimiche.
Hamas e le resurrezioni di Jenin e Gaza
Nell'aprile 2002 quattro militanti di Hamas portano a spalla una
barella con un cadavere coperto da una bandiera dell'organizzazione nata
da una costola della Fratellanza Musulmana. Siamo a Jenin, la città
dove per dieci giorni Israele ha stretto d'assedio i militanti
palestinesi. D'improvviso i quattro inciampano e barella e «defunto»
franano a terra. A rialzarsi però non sono, come documentano le riprese
di un drone israeliano, solo i quattro barellieri, ma anche il
«cadavere» prontissimo a risaltare nella lettiga. La mesta processione
precipita nuovamente nel grottesco quando i quattro tornano ad
inciampare e il «morto» torna a «rialzarsi» terrorizzando un gruppo di
civili convinti di aver davanti uno zombie. La farsa inscenata da Hamas
per moltiplicare i 54 caduti palestinesi dell'assedio di Jenin si ripete
negli anni a venire. L'ultima rappresentazione va in scena a Gaza nel
novembre 2012. Anche lì una presunta vittima delle bombe israeliane, un
uomo in giacca beige e maglietta nera trascinato dai soccorritori,
riprende vita al termine delle immagini destinate alla Bbc. Poi si
rialza, si guarda attorno e soddisfatto s'allontana.
Le finte fossi comuni di Al Jazeera in Libia
In Libia nel 2011 i video e le immagini fornite dai ribelli ad Al
Jazeera e Al Arabya spingono le opinioni pubbliche occidentali ad
appoggiare la richiesta di una «no fly zone» santificata dal voto
dell'Onu e realizzata dalla Nato. I falsi storici con cui l'emittente
del Qatar prepara il terreno a un intervento militare «indispensabile»
per fermare i «massacri» di Gheddafi sono due. Il primo nel febbraio
2011 documenta un presunto intervento dei Mig del Colonnello scesi in
picchiata nelle strade della capitale per mitragliare i dimostranti. La
notizia è palesemente falsa, ma l'Occidente se la beve come un
caffelatte a colazione. Così, subito dopo, si ritrova servite le
immagini di un cimitero spacciato per fossa comune in cui verrebbero
sepolti gli oppositori uccisi dalle milizie governative. Non è vero
niente, ma intanto il Colonnello diventa un mostro sanguinario. Un
mostro da eliminare con l'aiuto di un Occidente obbligato a difendere i
più deboli e chiamato ad instaurare libertà e democrazia.
Egitto, i cortei armati dei Fratelli Musulmani
Queste foto, parte di un dossier esclusivo fornito a Il Giornale,
dimostrano come la reazione dell'esercito sia stata innescata dai
militanti di Hamas armati di pistole e kalashnikov. I militanti
mascherati vengono mandati a sparare contro le postazioni dei militari
dopo essersi mescolati ai cortei di protesta della Fratellanza
Musulmana. Gli uomini armati utilizzano i dimostranti come scudo
innescando la reazione dei militari che causerà centinaia di vittime. La
presenza dei militanti armati cambia la dinamica di un massacro
attribuito al cinismo di una cricca di generali pronta a tutto pur di
costringere alla resa i sostenitori del deposto presidente Morsi.
Siria, il gas stermina i bimbi e risparmia i soccorritori
Le immagini di Ghouta, la località dove il governo avrebbe usato i
gas sono devastanti dal punto di vista emozionale, ma assai ambigue dal
punto di vista documentale. La contraddizione più evidente è la mancanza
di protezioni da parte dei presunti sanitari arrivati a soccorrere le
vittime. L'altra è la sistematica plateale teatralità con cui i bambini
deceduti vengono allineati davanti agli obbiettivi. Ad Halabja nel marzo
1988 i gas di Saddam non fecero distinzione tra vittime e soccorritori e
sterminarono chiunque non si fosse allontanato. A Ghouta nessuno fugge,
non c'è un clima di panico e gli ospedali continuano a funzionare.
L'impressione è di un attacco circostanziato e molto limitato. E questo
fa sorgere due grossi interrogativi. Perché Assad avrebbe atteso due
anni e mezzo prima di usare i gas salvo poi impiegarli sotto gli occhi
degli osservatori dell'Onu? E soprattutto perché incominciare da una
zona dove il regime non è militarmente in difficoltà e dove non viene
sfruttato il vantaggio tattico offerto dall'arma chimica per
riconquistare il territorio e nascondere le prove?
Fonte : Il Giornale del 27/08/2013
La
fiducia è una cosa seria. Riservata alle persone serie. Il rischio in
Siria è, invece, di schierarci con chi si fa beffe della nostra fiducia,
della nostra buona fede e della nostra disponibilità alla compassione.
Tutti temi in cui la Fratellanza musulmana, artefice della ribellione,
ha una consolidata tradizione.
Dalla Fratellanza musulmana nasce Hamas, l'organizzazione
maestra nell'innescare le rappresaglie israeliane e moltiplicarne poi il
numero delle vittime. Alla Fratellanza erano legati i militanti di
Bengasi trasformati in protetti della Nato grazie alle «bufale» di Al
Jazeera.
Alla Fratellanza appartengono i militanti egiziani pronti a piangere
centinaia di «fratelli» caduti, ma anche a ospitare nei propri cortei -
come documentano le foto esclusive de Il Giornale - gli armati chiamati a
sparare sui militari e a innescarne la reazione.
E Fratelli musulmani sono quei rivoltosi siriani puntualissimi
nel denunciare un attacco con i gas perfettamente «sincronizzato» con
l'arrivo a Damasco degli ispettori Onu chiamati ad indagare sulle armi
chimiche.
Hamas e le resurrezioni di Jenin e Gaza
Nell'aprile 2002 quattro militanti di Hamas portano a spalla una
barella con un cadavere coperto da una bandiera dell'organizzazione nata
da una costola della Fratellanza Musulmana. Siamo a Jenin, la città
dove per dieci giorni Israele ha stretto d'assedio i militanti
palestinesi. D'improvviso i quattro inciampano e barella e «defunto»
franano a terra. A rialzarsi però non sono, come documentano le riprese
di un drone israeliano, solo i quattro barellieri, ma anche il
«cadavere» prontissimo a risaltare nella lettiga. La mesta processione
precipita nuovamente nel grottesco quando i quattro tornano ad
inciampare e il «morto» torna a «rialzarsi» terrorizzando un gruppo di
civili convinti di aver davanti uno zombie. La farsa inscenata da Hamas
per moltiplicare i 54 caduti palestinesi dell'assedio di Jenin si ripete
negli anni a venire. L'ultima rappresentazione va in scena a Gaza nel
novembre 2012. Anche lì una presunta vittima delle bombe israeliane, un
uomo in giacca beige e maglietta nera trascinato dai soccorritori,
riprende vita al termine delle immagini destinate alla Bbc. Poi si
rialza, si guarda attorno e soddisfatto s'allontana.
Le finte fossi comuni di Al Jazeera in Libia
In Libia nel 2011 i video e le immagini fornite dai ribelli ad Al
Jazeera e Al Arabya spingono le opinioni pubbliche occidentali ad
appoggiare la richiesta di una «no fly zone» santificata dal voto
dell'Onu e realizzata dalla Nato. I falsi storici con cui l'emittente
del Qatar prepara il terreno a un intervento militare «indispensabile»
per fermare i «massacri» di Gheddafi sono due. Il primo nel febbraio
2011 documenta un presunto intervento dei Mig del Colonnello scesi in
picchiata nelle strade della capitale per mitragliare i dimostranti. La
notizia è palesemente falsa, ma l'Occidente se la beve come un
caffelatte a colazione. Così, subito dopo, si ritrova servite le
immagini di un cimitero spacciato per fossa comune in cui verrebbero
sepolti gli oppositori uccisi dalle milizie governative. Non è vero
niente, ma intanto il Colonnello diventa un mostro sanguinario. Un
mostro da eliminare con l'aiuto di un Occidente obbligato a difendere i
più deboli e chiamato ad instaurare libertà e democrazia.
Egitto, i cortei armati dei Fratelli Musulmani
Queste foto, parte di un dossier esclusivo fornito a Il Giornale,
dimostrano come la reazione dell'esercito sia stata innescata dai
militanti di Hamas armati di pistole e kalashnikov. I militanti
mascherati vengono mandati a sparare contro le postazioni dei militari
dopo essersi mescolati ai cortei di protesta della Fratellanza
Musulmana. Gli uomini armati utilizzano i dimostranti come scudo
innescando la reazione dei militari che causerà centinaia di vittime. La
presenza dei militanti armati cambia la dinamica di un massacro
attribuito al cinismo di una cricca di generali pronta a tutto pur di
costringere alla resa i sostenitori del deposto presidente Morsi.
Siria, il gas stermina i bimbi e risparmia i soccorritori
Le immagini di Ghouta, la località dove il governo avrebbe usato i
gas sono devastanti dal punto di vista emozionale, ma assai ambigue dal
punto di vista documentale. La contraddizione più evidente è la mancanza
di protezioni da parte dei presunti sanitari arrivati a soccorrere le
vittime. L'altra è la sistematica plateale teatralità con cui i bambini
deceduti vengono allineati davanti agli obbiettivi. Ad Halabja nel marzo
1988 i gas di Saddam non fecero distinzione tra vittime e soccorritori e
sterminarono chiunque non si fosse allontanato. A Ghouta nessuno fugge,
non c'è un clima di panico e gli ospedali continuano a funzionare.
L'impressione è di un attacco circostanziato e molto limitato. E questo
fa sorgere due grossi interrogativi. Perché Assad avrebbe atteso due
anni e mezzo prima di usare i gas salvo poi impiegarli sotto gli occhi
degli osservatori dell'Onu? E soprattutto perché incominciare da una
zona dove il regime non è militarmente in difficoltà e dove non viene
sfruttato il vantaggio tattico offerto dall'arma chimica per
riconquistare il territorio e nascondere le prove?
Fonte : Il Giornale del 27/08/2013
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