La procura di Firenze indaga su una maxi evasione di 287 imprenditori cinesi che dall'Italia hanno spedito diversi miliardi di euro a Pechino beffando il fisco.
All'appello mancano 4 miliardi. E' questa la
somma che manca nelle casse dell'erario secondo la procura di Firenze
che indaga su una maxi evasione fiscale di diversi imprenditori cinesi
che lavorano nel nostro Paese. Secondo la procura 4 miliardi negli
ultimi 5 anni hanno seguito la via della seta fino ad arrivare in Cina.
Ovviamente senza lasciare traccia in Italia. Per gli imprenditori cinesi
di Prato e provincia l'accusa è di maxi-riciclaggio. Secondo la procura
i soldi che mancano nelle casse dello Stato sarebbero stati guadagnati
nel nostro Paese da imprenditori cinesi grazie allo
sfruttamento di manodopera in nero, alla contraffazione di marchi
italiani e soprattutto grazie all'evasione fiscale. Del caso se n'è
occupata Repubblica qualche giorno fa ricostruendo le transazioni che
dall'Italia partivano per la Cina. Tutti piccoli versamenti da 1999 euro
per evitare i controlli che automaticamente scattano per transazioni
dai 2000 euro in su.
L'Imu cinese - Ma a vigilare su questo mare di
denaro che viaggiava da ovest a est c'era anche la Banca d'Italia che ha
ravvisato diversi flussi sospetti negli ultimi anni, soprattutto nel
periodo che va dal 2006 al 2010. Da Prato sono partiti in un solo anno
430 milioni di euro. Gli indagati dalla procura di firenze sono 287, in
maggioranza sono imprenditori cinesi. Considerando tutto il denaro che
dall'Italia è andato a finire nelle banche di Pechino, il conto
presentato dalla procura di Firenze fa paura: 4.501.198.227,58 miliardi di euro. Una somma che equivale al gettito dell'Imu sulla prima casa.
In un momento in cui lo Stato ha difficoltà a trovare le risorse per
mettere in moto la crescita e con fare invadente svuota le tasche degli
italiani, 4 miliardi di euro recuperati dalla presunta evasione degli
imprenditori cinesi di certo farebbero comodo. La lotta all'evasione va
detto va fatta anche sul fronte interno. Ma considerando i bilanci
perennemente in attivo delle aziende cinesi che operano sul nostro
territorio, una maggiore attenzione su queste potrebbe arrestare
l'illegale fuga di denaro che da Roma porta dritti dritti a Pechino.
L'Imu cinese non vorremmo più pagarla.
Fonte : Libero Quotidiano 04/06/2013
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